sabato 15 giugno 2013

After Earth



After Earth (2013, regia di M. Night Shyamalan, con Will Smith e Jaden Smith)

Mille anni dopo la catastrofe che ha spopolato la Terra, il generale Raige e suo figlio Kitai, in missione spaziale, precipitano proprio sul nostro vecchio pianeta. Poiché il genitore è ferito, il ragazzo dovrà recuperare da solo, tra mille pericoli, uno strumento essenziale: lo scaldapappa.
Ultimo dei film sul catastrofismo, After Earth  rinnova il ricordo dell'antesignano del genere: "The day after" (1983), con variante nucleare.                          
A distanza di trent'anni il genere, bolsissimo, fatica persino a rinnovare i titoli.
L'ho rivisto ultimamente in TV.
Nei primi dieci minuti viene somministrata la vita quotidiana di una comune famiglia americana. L'eccitazione che ne deriva provoca la domanda: “ma la bomba, la bomba..., perché tarda?”.
Fortunatamente, lo sviluppo dell'ingegnosa trama solleva riflessioni meno banali:
 “chi la fa, l’aspetti”, “figliolo, un giorno tutto questo sarà tuo”.
“Mio Dio, ti supplico, fa che quel giorno sia in giro con l’automobile aziendale”.

Ma vA laska!


Ma vA laska!

Coltivo da tempo l’intenzione di una lettura più approfondita di parte dell’opera di Nietzsche.
Friedrich Wilhelm Nietzsche; lo dico perché magari qualcuno potrebbe pensare ad un altro autore.
Chi lotta contro i mostri deve fare attenzione a non diventare lui stesso un mostro. E se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te".
Durante l'approccio leggo le note di presentazione della sua opera, dalle quali si evince la convinzione che, non avendo il progresso scientifico portato la felicità, l’uomo cerca dentro di sé l’equilibrio  avvertendo la mancanza di certezze: il superuomo, l’oltreuomo!
Nella dilazionabile attesa di buttarmi nel gravoso progetto (non è agevole, diciamolo) cincischio con la stampa quotidiana, prediligendo comunque notizie propedeutiche al concetto di superuomo, oltreuomo.

Uno di questi figuri risponde al nome di Andrew Skurka, il quale, gravemente infettato dalla noia, ha deciso di fare il giro dell’Alaska. Lo ha compiuto in 176 giorni. (National Geographic, marzo 2011 - lo sapete, i dentisti con le riviste fanno così...). E’ un’impresa che nessuno aveva mai osato compiere. Nemmeno immaginare. (Quella di Skurka, intendo, non quella di farti trovare una rivista aggiornata nella sala d'aspetto dello studio).
Si è trattato di percorrere a piedi, sugli sci ed in zattera la bellezza di 7530 chilometri attraverso otto parchi naturali e varie catene montuose del territorio dello Yukon.
Io penso che quasi tutto il freddo e l’acqua del mondo stiano di casa lì, dove è andato lui.
Non riesco a capire che immagine si sia fatto di quei luoghi prima di partire, ma suppongo che almeno qualche cartina deve pur averla sbirciata. Comunque sia, ce la fatta. E’ persino tornato.
Nell'attesa del trapano, come non essere ansiosi di sapere dall'impavido esponente della specie, dal superuomo, quali silenzi perenni, quali segreti solenni e immacolati dimorino in quelle terre fino ad allora inviolate?
Appunto; sapete che cosa dichiara il buon Andrew a chi lo interpella circa la sua incredibile avventura? Con quali inesplorate verità riemerge da questa mirabolante impresa? Eccone una: “Malgrado gli sforzi, la neve, sciogliendosi, inzuppava i miei scarponi di cuoio". Inzuppava, capite!! Nel buco del culo del mondo del freddo e delle nevi, Skurka aveva gli scarponi inzuppati! Esattamente come capita a me quando vado a trovare gli zii a Bormio in un giorno di pioggia.
Endriù, dimmi che non è vero, che la rivista non ti ha pagato abbastanza, che il freddo ha conglomerato i tuoi neuroni!
Per il resto, caro, audace escursionista, tutto bene? Hai messo a rischio la tua sopravvivenza? Quali vergini immagini faticosamente trasporti da quel ritrovo di glaciazioni? Che ci dici, insomma?
Lui, al solo ricordo, frigna.
"Di notte tutto si congelava e al mattino dovevo infilare i piedi negli scarponi ghiacciati”. Non mi dire! Terra ingrata, neanche un minimo di comfort, una boule tiepida, un distributore di cordiale.
Skurka, senti a me, non cercare il freddo per il letto, come si dice. Comprati un plasma, sono in offerta, mettiti un pigiama asciutto e guardati il ghiaccio alla TV.

La legenda (con una g, prego) spiega che ora risiede a Boulder (Colorado). Nonostante il disonore arrecato, è stato generosamente riammesso in comunità con una pacca sulla spalla e un buono per tre punch. Quando lo hanno riaccompagnato a casa perdeva ancora qualche lacrimuccia, mitigata solo dalla promessa di erigergli un monumento. Al limite ignoto.
Oltre al National Geographic hanno parlato di lui il New York Times, The Wall Street Journal, Fox News Channel, National Public Radio, National Geographic Adventure e Men's Journal.
La Settimana Enigmistica, invece, non lo ha considerato proprio, neanche per la rubrica "Forse non tutti sanno che..." (a mettere i piedi nella neve ci si bagna).
Nietzsche Friedrich Wilhelm, ti leggerò prima o poi, ma andiamo per gradi: se riguarderò a lungo in un abisso (tipo Endriù) scorgerò per ora solo un garbuglio di sinapsi che tarda a farsi il nido.                                                                                 

martedì 11 giugno 2013

Brescia


sU 2  ha vinto Del Bono:
cambierà la musica?

Spulciando fra le cartacce accumulate nei decenni


Spulciando fra le cartacce accumulate nei decenni, mi capita ora tra le mani la vecchia cartolina di una zona di campagna albanese. In primo piano è ritratta una donna molto vecchia sulla curva di un sentiero. Da un consunto foulard appena poggiato sulla testa fuoriescono tre ciuffi di capelli a invaderle la fronte che è divisa da rughe profonde. Così le guance, il mento, il collo. Ferma in posa, impugna un robusto ramo nodoso a foggia di bastone. Nel suo sguardo c’è serenità, letizia. Poco dietro, un gruppo di capre. Lontano, le montagne.
Sul retro della cartolina, appiccicato dal tempo, c'è un ritaglio di giornale. La fotografia mostra un sorridente Ronald Reagan. "Una voce subito smentita -il presidente è bigamo- fa tremare la borsa".
A cosa facciamo riferimento quando pronunciamo affermazioni come “società progredita e civile”?
Vero è che nel frattempo la rigorosa disciplina economica delle moderne società occidentali, sposata ad un'etica provvista degli anticorpi necessari a garantire la salvaguardia dei valori fondamentali delle comunità evolute, ha saputo scongiurare il rischio che simili nefandezze si possano perpetuare.
Come vero è che martedì scorso, da Pezzùllo 'e Sole mi sono fatto una quattro stagioni con la Theron. Charlize Theron.
                                                                                                                           

venerdì 7 giugno 2013

Gentile editore



Gentile Editore,

facendo seguito alla Sua cortese mail, Le invio la documentazione richiesta.
Mi permetto, però, in luogo della biografia sollecitata di farLe pervenire una miografia, anche se di non recente esecuzione.
Lo ritengo un gesto più personale, amichevole ed esaustivo, meno formale e pedante, foriero di una feconda collaborazione.

Quesito: Dolore, sofferenza nervosa di n.d.d. (natura da determinare)
Provenienza: Servizio Sanitario Nazionale

Nello scritto in questione, si nota la presenza di dolore, riduzione della forza, disordine della sensibilità. Sintomi per i quali si è reso necessario ricorrere all'esame.
Si evince chiaramente quanto la rilevazione strumentale della sofferenza sia esplicita a questo riguardo, con taluni segni di ridondanza.
Il dolore è continuo, la riduzione della forza espressa pure.
La conduzione dei nervi è chiaramente compromessa, non essendo però chiare la sede, l'entità e il tipo di lesione.

Conclusioni e diagnosi:
La miografia, in conclusione, può dare informazioni utili per la rilevazione di eventuali sofferenze e fornire dati che potrebbero escludere altre patologie.
Si tratta certamente di una sindrome compressiva che ha avuto modo di svilupparsi negli ultimi anni e che ora manifesta una fase acuta.

Gentile Editore, Lei converrà che tale referto, pur non avendo diretta pertinenza con il materiale che Le ho inviato e che Lei ha gentilmente preso in considerazione per una eventuale pubblicazione, offre preziose e sensibili informazioni che mai potrebbero emergere da una semplice biografia o da un algido curriculum.
Ciò mi ha permesso, oltretutto, di offrirLe almeno una decina di righe, mentre con la biografia non sarei arrivato a due.

Nella speranza di aver fatto cosa gradita e nell'attesa una Sua comunicazione volta a concretizzare il progetto editoriale, Le porgo i miei più distinti saluti.