(Un inedito del 1941 del filosofo romeno Emil Cioran nel quale, da vero precursore, già parla di cucina-mania, fornelli e padelle, oggi re e regine dei palinsesti).
Lo
sradicamento dei valori e il nichilismo istintivo costringono l’individuo al
culto della sensazione. Quando non si crede più a niente, i sensi diventano
religione. E lo stomaco la finalità. Il fenomeno della decadenza è inseparabile
dalla gastronomia. Un romano, un certo Gavio Apicio, che percorreva le coste
dell’Africa alla ricerca delle più belle aragoste e che, non trovandole di suo
gusto in alcun luogo, non riusciva a stabilirsi da nessuna parte, è il simbolo
dei deliri culinari che si instaurano in mancanza di fedi. Da quando la Francia
ha rinnegato la sua vocazione, l’atto del mangiare si è elevato al rango di
rito. Ciò che è rivelatore, non è il fatto di mangiare, ma di meditare, di
speculare, di intrattenersi per ore e ore su questo argomento. La coscienza di
questa necessità, la sostituzione del bisogno con la cultura – come nell’amore –
è il segno dell’affievolirsi dell’istinto e dell’attaccamento ai valori. Ognuno
di noi ha potuto fare questa esperienza: quando nella vita si attraversa una
crisi scatenata dal dubbio, quando tutto ci disgusta, il pranzo diventa una
festa. Gli alimenti sostituiscono le idee. I francesi sanno di mangiare da più
di un secolo. Dall’ultimo contadino all’intellettuale più raffinato, l’ora del
pasto è la liturgia quotidiana del vuoto spirituale. La trasformazione di un
bisogno immediato in fenomeno di civiltà è un avanzamento pericoloso e un grave
sintomo. La pancia è stata la tomba dell’Impero romano, ineluttabilmente lo
sarà anche per l’intelligenza francese.
Tratto
da: Sulla Francia, di Emil Cioran
(1911-1995), in uscita da Voland.

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