Una
men che modesta proposta di risparmio
in clima di spending review. Rivolta ai
settori della progettazione, del disegno e della produzione dei posacenere
(porta carta) per autoveicoli. La loro eliminazione, essendo evidentemente
inutilizzati a favore di soluzioni diverse, derivate dagli
effetti dell'evoluzione della specie, potrebbe fornire una
opportunità di risparmio non esiguo in termini di risorse umane e materiali, se
immaginata su scala nazionale e, suppongo, mondiale.
Ai
grandissimi cafoni & cafone,
ignari promotori dell'auspicabile economia, un sentito grazie dallo sparuto
resto della comunità.
domenica 10 gennaio 2016
domenica 27 dicembre 2015
Banana in inverno (linguistico)
“In un modo o nell'altro,
esagero sempre… Questo mi dicevo mentre guardavo i
fiocchi di neve che cadevano leggeri”.
(Banana Yoshimoto, Grazie per la musica, 2000)
Appunto. Essendo
una delle più importanti e vendute scrittrici giapponesi, scrivere che la neve
cade "leggera" risulta forse un po’ esagerato, cara Banana. Anche perché non
credo che i fiocchi di neve cadano in alcun’altra maniera. Forse, in virtù del
tuo riconosciuto talento, potevi osare di più. I bambini dell’ultima quinta
elementare dei quali ho letto i temi natalizi, hanno azzardato sinonimi meno scadenti (sic) circa la caduta dei fiocchi
di neve.
Per
fortuna poco oltre ti riscatti, con un ispirato ed originale:
“Mentre la neve stringeva il mondo
in un candido abbraccio, …”.
Forse,
cara Banana, intendevi scrivere “in quasi tutto il resto del mondo”. Che la neve
scenda candida in Giappone, infatti, riesce difficile crederlo persino dalla Pianura
Padana dalla quale ti scrivo.
Però il
tuo stile si svela e si rilassa un poco nel finale, quando non sei alle prese
con eventi atmosferici che ancora non governi linguisticamente, ma, più intima,
ti dedichi a quelli domestici.
“Sempre senza voce, preparai la
cena. Non avevo potuto fare la spesa, quindi sul tavolo misi soltanto uno
stufato, del vino e del pane”.
Soltanto?!
Alla faccia! Qui da noi si direbbe: tanta manna! Sai, quando non si è potuto
fare la spesa, si mangia un pezzo di formaggio con il pane del giorno prima. E
acqua del rubinetto.
Per quando
ti sarà possibile fare la spesa, cara Banana, amerei essere tra i tuoi ospiti.
Ne varrebbe, credo, il prezzo del biglietto aereo. In dono ti porterei un
dizionario dei sinonimi. E la ricetta dello Stufato di lepre dell’Artusi.
Ciao
Banana!
sabato 26 dicembre 2015
La voglia di commentare tutto, di ritagliare notizie dai
giornali e rileggerle poi con calma, di archiviare e poi provare ancora a
ragionare, si fa inesorabilmente sempre più fievole, fiacca, di fronte alla incombente
necessità di non volerne sapere più nulla. Fregarsene. Strafregarsene. Perpetuare
solo la meccanica del respiro. Nel fondo di una tana. Poi tentare l’apnea.
CONTENTI LORO...
"Florilegio" di scritti, corredati da fotografie,
inviati dai lettori ed ospitati su rubriche di giornali. Il lodevole intento è
quello di celebrare i più diversi anniversari di parenti ed amici, il risultato
conseguito, di esporli alla berlina.
Tanti Auguroni-oni a
Nonna Pierona-ona per i suoi 89 anni!!!
(Percepiti 106) Nella
foto sembra che la accarezzino amorevolmente quattro nipoti (più verosimilmente
si tratta di comparse); in realtà la stanno puntellando dai punti cardinali.
Spento il flash, la lasceranno cadere con la faccia nella minestra. Riscaldata.
sabato 19 dicembre 2015
(Roberto Fabelo, Gáimaro, Camagüei, Cuba,
1951)
L’invidia? A che pro? Sempre e assolutamente
ingiustificata. A puro titolo di esempio, mi convinco, che tra me e George
Clooney non corrono che minime ed insignificanti differenze: non andiamo dallo
stesso dentista, possediamo dei copri-sedili per automobile di una fantasia
leggermente diversa. In compenso abbiamo gusti pressoché simili nell'addobbare l’albero di Natale. Leggera discordanza, invece, degli emolumenti per
prestazione d’opera, unicamente determinata dal fatto che io il caffè lo
preferisco con la moka.
sabato 12 dicembre 2015
Finalmente mi corico e chiudo gli occhi. Ma quasi subito si
affacciano dei pensieri che, non so per quale insana ragione, ritengo debbano
essere annotati. Allora mi rialzo, accendo la luce, metto le ciabatte, cerco un
pezzo di carta, una matita, mi appoggio ad uno scaffale e tento di riordinare
la melma in forma scritta. ('na menata...)
Trascorsi
meno di tre minuti, immancabilmente soccombo all’assenza di parole decenti ed
al torpore che mi assale. Lascio perdere tutto, butto il foglio, depongo la
matita, tolgo le ciabatte, spengo la luce e torno a dormire.
Poco
dopo, la fregola del verbo mi ripiglia. Mi alzo di nuovo, riaccendo la luce
eccetera... ('n'altra menata!)
Così
le notti.
Poi
un giorno, rovistando tra vecchi documenti, mi capita tra le mani la pagella
della scuola elementare con inciso il giudizio di merito conclusivo: “...con appena sufficiente diligenza,
propende, anzi, spicca per atteggiamenti dispersivi e inconcludenti”.
Placato,
da allora ho ritrovato l’estasi del sonno, il nirvana della quiete. Finalmente mi
corico e chiudo gli occhi.
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